The italian design: Horm.

Horm

Eccoci di nuovo a parlare di qualcosa che proprio non mi piace: i mobili contenitore.
E penso anche a tutti quei Clienti ed amici che mi hanno detto Pattiiii, mi consigli un mobile dove mettere tutti i miei piattiiii???
NO, no e poi no: io non consiglio un parallelepipedo informe con le zampe!

Poi, sul mio orizzonte compare Horm, nome a me assolutamente sconosciuto fino a qualche mese fa.
Horm, azienda friulana, è nata nel recente 1989, e, da allora, ha vinto ben tre premi Compasso d’Oro, il più autorevole premio di design al mondo.
Che siano forme pure o sculture domestiche, l’elemento comune è il legno, affiancato da vetro, pietre e metalli. Le collezioni esclusive sono caratterizzate da tecnologie avanzate, ma anche precisione artigianale e cura del dettaglio.

Horm, in aramaico antico, significa recinto sacro con diritto di asilo. E, a guardare dentro questo recinto, si rischia di uscire di senno: nomi come Mario Bellini, Mario Botta, Steven Holl, Toyo Ito, Matteo Thun, Karim Rashid, Sebastian Errazuriz, oltre a quelli di giovani e poliedrici designers sono i designers di questi arredi che hanno, senza dubbio alcuno, una marcia in più.

E, tornando ai miei parallelepipedi informi, ragazzi… una vera rivelazione!
Giuro che non saprei più quale scegliere.

Prendiamone uno a caso: Polka Dots Fullwhite di Toyo Ito (2014).

Sulle ante della struttura minimale del mobile, il mio odiato parallelepipedo appunto, viene inserita una serie disordinata di inserti circolari che ricordano i pois. Questa moltitudine di pois, che sembrano volare verso l’alto, crea un suggestivo gioco di luci ed ombre all’accensione delle luci interne.

Poi c’è Carlos di Renato Zamberlan (2014).

Ispirato alla Op Art di Carlos Cruz-Diez, permette allo spettatore di interagire con il mobile stesso: al variare del punto di vista varia il colore del mobile, ricordando così l’effetto di un sipario in movimento.

E Tide di Karim Rashid (2006)?

Movimento e dinamicità sono affidati allo sviluppo frontale, realizzato con sottili lamine equidistanti, in perfetto stile Rashid.

Ma non solo… ci sono anche Not Riddled di Steven Holl (2007)…

Ante plasmate a forma di diamante che si aprono e si chiudono senza cerniere: Steven Holl è riuscito a modellare un foglio di legno-tessuto che si piega grazie ad incisioni laser, creando così una sorta di origami.

Un ulteriore passo nella tecnologia aggiunge al mobile precedente dei trafori nel legno, che permettono alla luce di passare creando un’esplosione di giochi d’ombre attorno al contenitore.

Last but not least, A/R di Diego Vencato (2011).

Un sistema di apertura inusuale – un foro, che tirato per istinto a sé, apre inaspettatamente l’anta dalla parte opposta – e la chiusura – tramite una leggerissima pressione sul bordo dell’anta – rendono questo contenitore, apparentemente banale, un mobile estremamente originale in grado di generare stupore e meraviglia.

Immagino che ora sia chiaro come-quando-perchè io abbia cambiato idea sui parallelepipedi informi con le zampe.
Ma le belle notizie non finiscono qua… Esiste l’Outlet! E che Outlet!!!
Fine delle belle notizie.
C’è solo una brutta notizia: il mio conto in banca verrà messo a dura prova. Punto.

Credits: Horm.

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